La filosofia caduta in disgrazia

 

di Gabriele Zuppa

 

Sapete perché la filosofia è caduta in così bassa considerazione? Perché coloro che istituzionalmente dovrebbero rappresentarla nella stragrande maggioranza dei casi non hanno nulla a che fare con essa. E fuori dalle università, cioè una volta riesumata dalle tombe in cui si decompone, si agghinda a bagascia per i festival della “filosofia”. Nella filosofia di oggi è difficile perfino scorgere un riflesso dell'ideale della filosofia. Ciò che quindi, a ragione, oggi è screditato non è filosofia. Ciò che oggi porta il nome filosofia Platone lo considera «la più grande ignoranza».

 

Qual è dunque quella che si può legittimamente definire la più grande ignoranza? […] Quella per cui qualcuno, pur ritenendo una cosa bella o buona, non la ama ma la odia e invece ama e desidera ciò che ritiene spregevole e iniquo. Io credo che questa dissonanza di dolore e di piacere con l'opinione conforme a ragione rappresenti la forma estrema e più grave di ignoranza perché occupa il grosso dell'anima […]. Ai cittadini affetti da una tale ignoranza non deve essere affidato alcun tipo di comando e devono essere censurati in quanto ignoranti anche se dotati di grande acume logico ed esercitati in ogni sorta di cavillo e in tutto ciò che per natura giova all'agilità dell'anima, mentre coloro che sono agli antipodi di questi vanno definiti saggi anche se, come si suol dire, non sanno né leggere né nuotare e ad essi, per la loro assennatezza, vanno assegnate le cariche. (Leggi, III, 289a-d)

 

[Ma per rimanere a Platone si veda anche, tra l'altro, Protagora 347b-348a]

 

I filosofi di professione fanno infatti il contrario di ciò che predicano. E il loro malcostume si combina con un'ipocrisia che li rendono maestri di vizio. L'accademico medio è l'esempio di come la vita fallisca. Citiamo qualche elemento in ordine sparso:

 

Il suo Santo Patrono è Socrate.

Ma vederlo esercitare l'arte della confutazione è come assistere ad un miracolo.

 

Ti racconta che dall'antichità la filosofia è innalzarsi al di sopra delle opinioni, dei luoghi comuni irriflessi.

Ma ti riporta le opinioni di tutti, non riflette su nulla.

 

Se è innovativo, oltre a Socrate e alle opinioni, ti tira fuori che la filosofia è confilosofare.

Ma lui non farà mai nulla con te: figuriamoci se qualcosa come il filosofare.

 

Sarà perché predica l'umiltà?

Ma la tua soltanto: perché lui se ne sbatte di tutto ciò che non sia accademico. Insomma: di Socrate, della riflessione, del confilosofare.

 

Ti fa leggere un'opera di filosofia.

Ma ti chiede qualsiasi cosa che non c'entri con la filosofia. Per esempio, ti chiederà del Fedone i personaggi del dialogo, del Discorso sul metodo come si trovasse Cartesio al collegio, dello Zarathustra che bestie compaiono.

 

Ti racconta che da Cartesio in poi che la realtà è rappresentazione, idea.

Ma questa opinione lui non l'ha mai presa in considerazione seriamente. Del resto è un'opinione.

 

Crede nella realtà, lui.

Anche se però è nichilista.

 

Ti racconta le contraddizioni dello scetticismo.

Ma comunque per lui la verità non esiste.

 

Raramente lo si può vedere inorgoglirsi: quando asserisce che la filosofia non serve a niente.

Ma si lamenta che gli taglino i fondi.

 

Non serve a niente perché è il sapere più nobile: ribadisce citando Aristotele e con una specie di sussulto che dà l'illusione di un moto di spirito.

Ma aspira a diventare un barone: possibile che l'abbia capita proprio così?

 

Non esercita la ragione, ma si guarda bene dalle passioni. Privo di spirito, esercita con disinvoltura la simonia: a soubrette, nerd, automi dispensa titoli, dottorati e borse in cambio di attività burocratiche le più svariate (purché distanti dallo spirito filosofico), quali organizzazioni di convegni, correzione di bozze, stesura di saggi che non contengano idee, tutt'al più idee (pardon: opinioni) di altri. Meglio se morti.

 

Non manca di mettere nero su bianco questa carnevalata, ovvero di pubblicare monografie a nostre spese, con editori che non investono in esangui filastrocche che si spacciano per cultura. Del resto, i filosofi non credono alla conoscenza: dovrebbero crederci gli editori?

Hanno pure tante riviste accademiche dove con la peer review si riconoscono tra loro. A naso, si riconoscono. Gli odori della putrefazione sono a loro familiari: ne conoscono le scale e le gradazioni. Ci fanno pure le classifiche. Per prendere punti in assenza di contraddittori, riflessione, confilosofare, calcolano il numero di pubblicazioni nelle loro riviste e tutte le volte che si citano l'un l'altro. Alcuni sono affascinati da tutta questa masturbazione, al punto che la chiamano scientificità e vorrebbero prendervi parte per darsi un tono. I più invece non ci capiscono nulla e con questo sperpero di risorse in una “cultura” inutile e anacronistica vorrebbero farla finita. La filosofia, che? Per sviluppare lo spirito critico mica servirà andare a lezione da quelli lì? E, poi, non serve innanzitutto un posto di lavoro? E del denaro. Come no? E così periodicamente si torna a proporre di abolire la filosofia dalle scuole...

 

Infine, abbiamo la grossa novità degli ultimi anni: gli uomini di “cultura” hanno escogitato i festival filosofici. Gli affabulatori, le showgirls della filosofia, provano a intrattenerci. Un cianciare che vorremmo sperare sia il canto del cigno, anzi dell'oca. Ma al momento possiamo accertarci di una specie di pennuti soltanto: i polli, che siamo noi.

 

[Puntualizziamo per coloro che non vedranno la trave, ma la pagliuzza nell'occhio: benediciamo le eccezioni; facciamo questa serissima ironia non a distruggere, ma per collaborare all'Accademia dell'avvenire.]

 

 

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Commenti: 3
  • #1

    Andrea Romano (lunedì, 20 giugno 2016 19:06)

    Non resta che a noi studenti il dovere di aprire i libri e di studiare, studiare e studiare; ricordandoci, come diceva Locke, che Aristotele non è diventato Aristotele ripetendo le idee altrui, ma ragionandoci sopra.

  • #2

    nsp (lunedì, 20 giugno 2016 23:05)

    È ora di unirsi e risollevarsi. Oggi più che mai urge una presa di coscienza e un cambio di programma.

  • #3

    Marco de Angelis (martedì, 21 giugno 2016 12:02)

    In buona parte è così. il fatto grave è che i giovani non facciano nulla per cambiare, mentre negli anni 60 e 70 noi ci siamo fatti sentire. Il dramma è la passività dei giovani, non quella del sistema, che è ormai cronica.

Pieter Brueghel, "La caduta degli angeli ribelli" (1562)
Pieter Brueghel, "La caduta degli angeli ribelli" (1562)