Teoreticità dell’osservazione, incommensurabilità ed irrazionalità

 

È interessante notare come nell’ambito della filosofia della scienza nel corso del Novecento si sia dovuto ripercorrere il cammino che da Kant aveva portato a Nietzsche, per il quale – nichilisticamente – non esistono fatti, ma soltanto interpretazioni. La fiducia perduta nella metafisica, venendo riposta nella scienza, consegnava quest’ultima ad un destino analogo. Mentre le povere "scienze dello spirito" cercavano ancora legittimazione, e ancor oggi la cercano, la vera scienza procedeva sicura, forte della sua scientificità, fino a quando si giunse alla consapevolezza della teoreticità dell’osservazione, sulla quale si era additato da tempo, prima dei filosofi della scienza.
Ed è nuovamente interessante notare come questo crescendo di consapevolezza portasse a quelle estremizzazioni che un tempo furono state di Nietzsche, il cui culmine ed esempio per antonomasia è rappresentato da Paul Feyerabend [1]. Con Feyerabend è ormai volatilizzato il presupposto empirista della distinzione tra un piano teoretico e un piano osservativo, caratteristico tanto del neopositivismo prima e dell’empirismo logico poi: non solo i due piani si intersecano e si confondono, "i concetti osservativi non sono carichi di teoria, essi sono completamente teorici" [2]. Questa tesi, come abbiamo largamente considerato, non è nuova, caratterizzando almeno gli ultimi due secoli di storia della filosofia, seppur ovviamente declinata in diversi modi, ed è profondamente legata alla crisi nichilistica degli ultimi due secoli, in particolare l’ultimo, nel quale la consapevolezza si fa più forte e più forte agisce. Infatti, dire che tutto è carico di teoria o che tutto è interpretazione equivale per la cultura contemporanea ad essere irrazionali, mancando un criterio di discernimento, fosse esso Dio o il piano osservativo neutro.

Tratto da Esprimersi ed essere

 

Questa sezione si occuperà dunque di tracciare la storia dell'epi-stemologia e di cercare di capire che ne è della scienza e della scientificità alla luce di questi risultati e dei suoi sviluppi.

 

NOTE

 

[1] L’opera più celebre di Feyerabend ha come titolo Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza (1975). Il termine "anarchico", fosse esso solo polemico o provocatorio, è rilevante perché il suo significato è tale in riferimento ad una situazione passata per la quale il confronto con quella attuale fa quest’ultima anarchica.

 

[2] P.K. Feyerabend (1978), Der wissenschaftstheoretische Realismus und die Autorität der Wissenschaften, trad. it. Il realismo scientifico e l'autorità della scienza, il Saggiatore, 1983. p. 50.