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L'immagine di copertina del primo volume
L'immagine di copertina del primo volume

È uscito in due volumi l'undicesimo titolo della Collana AM, il secondo per i tipi di Circolo Proudhon.

 

Si tratta della traduzione e della presentazione di Notas, la prima straordinaria opera di Nicolás Gómez Dávila.

 

Notas è un testo sorprendente per le stesse ragioni che rendono sorprendente l’intera produzione gomezdaviliana: la vastità dei temi affrontati, la concisione puntuale e penetrante della sua scrittura, l’articolazione avvolgente del suo pensiero, la sua familiarità eccezionale con gli autori e le opere della tradizione, il suo senso storico, artistico e letterario, da cui, in cui e per cui distilla la sua opera immortale. L’opera di Gómez Dávila è una pietra miliare della riflessione filosofica di tutti i tempi, lascito eccezionale di chi nel Novecento ha intrapreso le vie dell’universale risalendo i tuguri del postmoderno; proprio per questo, una grande risorsa e un compito per tutti noi.

 

Saggio introduttivo di Gabriele Zuppa

Postfazione di Antonio Lombardi

Postilla di Alfredo Abad Torres

Traduzione di Loris Pasinato

 

Illustrazioni di Catriona C. Graciet

Grafica di Matteo Cecchinato 

 

 

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Un nuovo inizio

 

È dal promettente gruppo editoriale Contro Cultura che continua la Collana AM, ovvero la pubblicazione dei risultati delle ricerche condotte da quegli studiosi che si riconoscono e con quel modus operandi riscontrabile nel simbolo AM. L’acronimo sta qui – in questo suo passaggio a Circolo Proudhon Edizioni – per animAMundi e si accompagna a uno slogan: oltre la superficie del Postmoderno. Infatti, al di sotto di quella superficie si ritrova proprio l'anima perduta del mondo. Da sempre AM ha inteso indicare ciò che è andato perduto, testimoniandolo nella vita quotidiana dell'autentico confilosofare, raccontandolo nelle sue pubblicazioni.

 

Quattro sono le strade maestre che questa collana ha percorso, e intende continuare a percorrere, verso la stessa meta. Le enumeriamo nell’ordine in cui inizieranno a comparire in questa collana: l’individuazione delle contraddizioni del postmoderno, quindi il loro superamento attraverso una rinnovata teoresi; la scoperta e la divulgazione di quell’opera immensa che è il lascito di Gómez Dávila; la riscoperta del luogo in cui la teoresi è sopravvissuta nel Novecento: la grande tradizione della filosofia italiana; la sinergia delle scienze sociali, che oggigiorno non riescono, per il loro miope settorialismo, a mettere in scena una efficace rappresentazione interdisciplinare delle situazioni sociali.

 

È nella filosofica visione d'insieme – nel tornare a rivolgersi al tutto – che ci riapproprieremo della nostra anima, ovvero di quel mondo complesso che essa stessa è e in cui è se stessa. Oltre la fugacità relativistica del Postmoderno, oltre cioè a quell'apologetica dell'accidentalità del qui ed ora, in cui ogni istante si equivale a qualsiasi altro, ogni modo di vivere è dello stesso valore di qualsiasi altro, ogni giudizio e tentativo di confronto è una presuntuosa impertinenza. Tutto sta bene com'è, tranne poi nel momento della disperazione.

 

 

I testi che qui presenteremo vogliono essere una profilassi all'ignoranza devastatrice, dalla quale non ci si libera con delle nozioni o delle dottrine, ma con quanto questo mondo ha disimparato e non riconosce più come un valore decisivo: lo sforzo dialettico e polemico del pensare.

 

IL PRIMO TITOLO DELLA COLLANA AM CON IL CIRCOLO PROUDHON

 

 

 

La teoria dell'evoluzione di Darwin è un coacervo di contraddizioni che la invalidano.

 

Il comunismo di Marx poggia su basi teoriche che sono in realtà un'apologia del capitalismo.

 

Incredibilmente, i presupposti teorici di queste due grandi dottrine le accomunano. Ma – quel che ancor più deve sconcertare – questi stessi contraddittori presupposti hanno plasmato il Novecento e continuano a determinare le nostre vite.

 

Il nostro presente è un enorme errore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Illustrazioni di Catriona Graciet

 

Per acquistare: Circolo ProudhonAmazon, Ibs

Il Circolo Proudhon è il progetto editoriale parallelo all'Intellettuale Dissidente, quotidiano online di analisi e informazione, che ospita la rubrica filosofica legata alla Collana AM: animAMundi - oltre la superficie del Postmoderno.

 

L'ULTIMO TITOLO DELLA COLLANA AM CON L'EDITORE LIMINA MENTIS

 

Questo lavoro mette a tema il rapporto tra il pensiero di Giovanni Gentile e quello di Hegel. Il quale può essere affrontato nel modo più proficuo non prescindendo dalla potenza speculativa di Bertrando Spaventa ed esaminando il ruolo di ponte che il pensiero di questi ha rappresentato tra l’idealismo di matrice hegeliana e l’idealismo riformato d’impronta neoidealista. Per questa ragione un capitolo a parte è stato assegnato al padre del neoidealismo italiano, il quale non soltanto ha contribuito oltremodo alla realizzazione di una vera e propria cultura nazionale moderna di ispirazione idealista, ma è anche stato il pensatore che più efficacemente ha raccolto l’eredità filosofica hegeliana e che più originalmente l’ha rielaborata in chiave soggettivistica, caratterizzandosi come l’interlocutore per eccellenza di Giovanni Gentile.

 

 

Misurandosi con le pubblicazioni critiche di natura speculativa prodotte dai più autorevoli studiosi della dottrina di Gentile e, in particolar modo, della struttura interna dell’atto ‒ il quale costituisce il principio del sistema del concreto gentiliano che prende origine da una rivisitazione in chiave attualisticoimmanentista della dialettica hegeliana ‒, si sono create le condizioni oggettive per una conoscenza non solo testuale e storica del pensiero gentiliano e, nello specifico, della dialettica che ne costituisce il nucleo concettuale, ma altresì di una comprensione degli esiti teoretici in esso intrinseci. Ciò consente di valutare al meglio la portata della “riforma gentiliana” e di ponderarne con maggiore consapevolezza lo statuto, rivendicato dal suo autore, di superamento della dialettica hegeliana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipinto di copertina di Matteo Cecchinato 

 

 

Per acquistare è possibile, oltre che tramite le librerie online, contattando direttamente l'autore: mariatmurgia@tiscali.it

E ancora...

 

La prima monografia italiana su Nicolás Gómez Dávila

 

Un'indagine sulla vita, l'opera e il pensiero di colui che si mostrerà come

uno tra i più grandi filosofi del Novecento, destinato a diventare uno dei classici della filosofia di tutti i tempi

 

 

Ottavo volume della Collana AM

 

Per sapere di più sulla monografia e i precedenti titoli della collana: MonografiaCollana

 

Per acquistare: FeltrinelliLicosaIbsEditore Limina Mentis

 

 

 

Sito curato dal gruppo di ricerca AM.

 

Comitato direttivo: Valentina Gaspardo, Antonio Lombardi, Francesco Pietrobelli, Enrico T. Spanio, Gabriele Zuppa, Giuliano Zuppa.

 

Redazione (pagine fb e sito): Alfredo Abad Torres, Stefano Bottero, Marco Cavaioni, Renato Filippi, Valentina Gaspardo, Antonio Lombardi, Maria Teresa Murgia, Francesco Muscolino, Loris Pasinato, Francesco Pietrobelli, Ernesto Paolozzi, Matilde Rogato, Gabriele Zuppa.

 

Collaborazioni e partecipazioni (tra le altre): Paolo Ansideri, Massimo Bettin, Adone Brandalise, Vittorio Bustaffa, Matteo Cecchinato, Catriona C. Graciet, Marco Ferrari, Giuseppe Gembillo, Giuseppe Giordano, Filippo Lusiani, Giovanni Panno, Ernesto Paolozzi, Mario Quaranta, Raffaele Prodomo, Aurelio Rizzacasa, Massimo Roncoroni, Emanuele Severino, Franco Volpi.

 

Puoi seguirci e contattarci attraverso le pagine FILOSOFIA o Filosofia e Storia della filosofia. Nonché attraverso tutte le pagine fb afferenti al sito, di cui si trova un elenco in fondo a questa pagina.


COSA POSSIAMO ESSERE?


L'Italia


 

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Un giovanissimo Giovanni Gentile, dando alle stampe la sua tesi di laurea su Rosmini e Gioberti, denunciava nel 1898 «la quasi assoluta mancanza d'una piena coscienza del nostro pensiero» (Sansoni 1958, p. XIII).


La scarsa considerazione dell'Italia nell'Europa culturale e politica dell'epoca non era dettata dalla povertà della sua tradizione di pensiero e dalla mancanza di una sua specificità, ma dalla scarsa consapevolezza che gli stessi italiani avevano di essa.


Questa scarsa consapevolezza determinava il ruolo di secondo piano a cui era relegata l'Italia, la mancanza di un suo slancio sorgivo, che non fosse mera reazione a stimoli esterni o un adeguarsi al corso del mondo.


Sembra che oggi si sia in un situazione analoga.


Citiamo due voci, tra le più disparate: una denuncia generale e una particolare.


Emanuele Severino, in uno dei suoi ultimi testi (La potenza dell'errare, Rizzoli 2013, p. 195), parla senza mezzi termini di «incompetenza che c'è all'estero intorno alla filosofia italiana».


Maurizio Viroli nella Prefazione alla seconda edizione degli Scritti politici di Giuseppe Mazzini (UTET 2005, p. 9) rammenta: «Giuseppe Mazzini fu contemporaneo di Alexis De Tocqueville, John Stuart Mill e Karl Marx, ma non è diventato, come loro, un classico del pensiero politico. La comunità intellettuale internazionale ha studiato il suo pensiero con un'attenzione minore rispetto a quella che ha dedicato agli altri grandi dell'Ottocento».


 

*


L'uscita dal nichilismo e dal relativismo postmoderni, in cui tutte le vacche sono nere, non potrà che passare attraverso la riscoperta di chi siamo e siamo stati, di chi, soprattutto, possiamo essere.


La valorizzazione della cultura italiana, come cultura che ha valore, non può che nascere da un effettivo dare valore, riconoscendo e creando l'orizzonte culturale a noi peculiare.


Detto con le parole di Gentile:

 

«Filosofia e storia della filosofia sono una stessa cosa; e la ricerca puramente erudita perde ogni suo valore e pare opera oziosa sulle fantasticherie trapassate [quel che oggi si fa nelle scuole, nelle università, e in altri centri della cultura]; e d'altra parte un tentativo di speculazione, che non si fondi nella storia, rimane del tutto estrinseco alla vita generale dello spirito e si perde per l'aria inascoltato come voce solitaria e insignificante» (Op. cit., p. XIV).


 

Qui per filosofia non s'intende una disciplina particolare in mano a dotti insignificanti, ma quel sapere che appartiene alla vita consapevole di sé, è ciò che la realizza.

 

Solo la filosofia, così intesa, ci potrà salare. Filosofia, che è comprensione di sé – che è comprensione della propria storia: storia della filosofia, ovvero:


«ripercorrimento che non sia soltanto semplice lavoro erudito, ma elaborazione d'una piena coscienza di noi stessi, ossia condizione e principio di una nuova vita speculativa» (Ivi, p. XIII).



[Questo sito, le pagine qui sotto elencate e la collana di studi iniziata nel 2011 vogliono essere un contributo programmatico al grande compito che ci attende. (Chi vuole contribuire e collaborare non esiti a contattarci tramite le pagine fb FILOSOFIA o Filosofia e Storia della filosofia).]

 



COS'È L'ITALIA?


Ciò che sopravvive dell’Occidente



L’Occidente muore col Novecento – muore di Novecento. L’Occidente, invero, nell’immergersi nel Novecento, si uccide, perisce, cade (occidit!), perché rinuncia alla sua grande ambizione; la medesima che lo aveva spinto a levarsi e procedere: l’anelito alla fondazione, al Fondamento.


Fondare significa – pur nella difficoltà estrema e nella costitutiva inadempienza che un tale compito comporta – ricondurre ad unità. E la natura dell’Universo è tale che esso non può ospitare creatura o comunità che non si pongano come un tentativo, più o meno ben riuscito, di fondazione. L’Occidente, semplicemente, ne ha preso atto come nessun’altra cultura ha mai fatto, impegnandosi nel compito sapendo che se si prova a rifuggirlo, esso compito, si finisce con il confrontarcisi comunque, ma nel peggiore dei modi. L’Occidente è la consapevolezza antica della ineludibile sistematicitàdell’esistere. Dalla fisica ionica all’idealismo tedesco, l’Occidente è sistema.


Il Novecento è il secolo in cui la impossibile perché contraddittoria ambizione antisistematica(vecchia almeno quanto quella che le si oppone) diventa prevalente, imponendosi essa stessa come sistema e mostrando in questo atto di prepotenza tutta la sua contraddittorietà. Ancor più colpevole è per questo il Novecento, che dopo secoli di gloria ha prestato il fianco a una così palese demenza – ma, del resto, la follia è propriamente questo: il non vedere ciò che si ha dinanzi agli occhi. Ancora oggi noi viviamo perlopiù di questa follia, la incarniamo.


I primi otto volumi della Collana AM, pur nella varietà dei temi e degli obiettivi perseguiti che li distingue l’uno dall’altro, hanno sino ad ora inteso comporre l’affresco di questa tragica e solo apparentemente improvvisa perdita di senno, cui oggi si è soliti dare il nome di nichilismo.


Se il primo (Trilogia sul fondamento) e il secondo volume (Dov’è il Graal?) hanno ripercorso gli episodi salienti del naufragio, iniziando a delineare la logica che l’uomo occidentale ha progressivamente perso di vista; quella stessa logica sistematica, ormai smarrita, è stata esposta, assieme alla problematicità essenziale che sempre la accompagna, nel quinto volume (Logica della Presenza) e, nella misura in cui essa interessa ogni singolo aspetto dell’agire individuale e collettivo, nel sesto (Fondazione dell’anima e della democrazia). Ma lo smarrimento e il disorientamento in cui il Novecento ci getta non possono che tradursi in pericolo – per noi, per le persone che ci stanno a cuore, per il mondo che ci circonda, per ciò che ci attende –, come è stato mostrato attraverso il linguaggio narrativo del terzo volume (Guido non sta in centro) e quello analitico del settimo (Metamorfosi del capitalismo). Si rende allora necessaria una cura – si potrebbe dire una terapia –, da ricercarsi negli insegnamenti di chi è stato in grado di non farsi risucchiare dal vortice nichilista: da qui la necessità di iniziare a tradurre e diffondere l’opera di Nicolás Gómez Dávila, che mostra, come pochi altri casi, di non aver obliato l’orizzonte che, sin dall’inizio della sua storia, rende l’uomo degno di essere chiamato tale (è ciò che si rende manifesto nel quarto volume, Alle origini del mondo); e, quindi, di trattare in maniera coerente e metodica la complessità del suo pensiero, com’è stato fatto nella monografia costituita dall’ottavo volume, intitolata Nicolás Gómez Dávila e la modernità.


È su questa falsariga che intendono inserirsi i prossimi testi della Collana. Nel Novecento, Gómez Dávila ha rappresentato un’eccezione, ma tutta individuale e, peraltro, sorta al di fuori del contesto geografico vetero-europea. Forse, oltre al filosofo colombiano, disseminati per il globo, sono esistiti altri spiriti che hanno custodito e custodiscono l’inestimabile tesoro della tradizione occidentale che attendono di essere scoperti e studiati.


Urge tuttavia una domanda: è esistita, nel ventesimo secolo, una scuola, una correnteo anche solo uno sparuto gruppo di pensatori accomunati dalla stessa attitudine che è riuscito a sottrarsi alla “lucida follia” cui ha invece aderito la stragrande maggioranza delle filosofie novecentesche?


La nostra convinzione – corroborata ovviamente dalle nostre ricerche – è che, nell’inventario delle tradizioni filosofiche europee, quella italiana rappresenti l’unico caso in cui il connotato fondativo che ha caratterizzato per secoli il pensiero occidentale non vada perduto del tutto e rimanga, anzi, salvaguardato e sfruttato in vista dello sviluppo dei risultati già conseguiti dall’idealismo ottocentesco.


Non si tratta ovviamente di una disposizione comune a tuttoil pensiero italico – che soprattutto nel dopoguerra approfondirà in modo particolarmente decisivo il portato dell’eredità nichilistica (problematicismo; neomarxismo; debolismo) –, quanto piuttosto di una tendenza appartenente a quello che verrà presentato come il filone epistemico della filosofia italiana.


Questa filosofia dal volto epistemico è una filosofia composita, che si è espressa attraverso voci appartenenti a indirizzi in apparenza assai diversi tra loro – se non addirittura animati da una reciproca rivalità –, e che hanno tuttavia trovato nel fondazionismouna intesa tanto forte quanto inizialmente sotterranea.


Neohegelismo; ontologismo; storicismo; attualismo; neoscolastica; neoclassicismo; neoeleatismo: questi i grandi nomi adunati a schiera sotto l’egida dell’epistemeitaliana, la quale – come verrà mostrato – non è tale perché esente da errori, anche decisivi e ancora tutti da meditare a fondo, ma perché conserva e preserva lo spirito dell’autentico filosofare, che si precisa nella ricerca rigorosa e appassionata del vero.


I prossimi due studi della Collana AM, dunque, si propongono di indagare, rispettivamente, la genesi dell’attitudine epistemica italiana, da individuarsi nel neohegelismo di matrice ottocentesca che ha visto in Bertrando Spaventa il suo capostipite e nei suoi sviluppi più propriamente storicistico-attualistici (Benedetto Croce, Giovanni Gentile); e la sua sublimazione in senso metafisico e neoclassico avvenuta nel dopoguerra ad opera di Gustavo Bontadini, con particolare attenzione al contesto in cui la sua proposta si è innestata e alle nuove prospettive che ha aperto – su tutte, quella neoparmenidea di Emanuele Severino.


L’Italia è la grande superstite– ciò che nel Novecento sopravvive della gloria dell’Occidente. L’auspicio è che la sua testimonianza, perlopiù misconosciuta dagli stessi studiosi italiani, non rimanga ignorata e possa dare inizio a un nuovo rinascimento– della filosofia, del pensiero, della vita, della morale. Lo scopo che ci prefiggiamo con questa nuova serie di studi è quello di dare un contributo decisivo in tal senso.